Blog di discussione,laico ma antilaicista,su politica e religione italiana e mondiale.

Fieramente di Destra,ma fieramente credente e Cattolico.Revisionista,ma in tutti i campi della Storia che ci hanno voluto imporre.Compresi Rivoluzione francese,Risorgimento, e le 3 Guerre Civili Italiane.
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"La conoscenza della verità non può mai essere pericolosa,l'ignoranza sì,e ancora più pericolosa una conoscenza parziale della Verità Storica,perchè di essa potrebbero servirsi politicanti senza scrupoli per influenzare le passioni delle loro vittime,traendole in inganno con ricostruzioni distorte del passato." (A.G. Richey, Storico Irlandese)
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1)Perchè siamo Cristiani.
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(Starsandbars/Vandeaitaliana)
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Si è spento ieri mattina nella sua casa di Tivoli, lo scrittore Carlo Mazzantini. Era nato a Roma nel 1925. Redattore dell' Enciclopedia Treccani, fu autore di numerosi libri di successo, da "A cercar la bella morte" a "Ognuno ha tanta storia; da "I Balilla andarono a Salò" fino a "L'ultimo Repubblichino". Per anni ebbe difficoltà a far pubblicare i propri scritti; perchè raccontava la Storia dalla parte dei Fascisti. Sicuramente piazzandosi tra la cosiddetta "Feccia" di Robinik e neo-antifascisti di corredo. Come per Buttafuoco, ci fu scandalo per la sua partecipazione al Premio Campiello.
Anche Mazzantini (nella copertina è quello in mezzo tra altri 2 Camerati di allora), nonostante i notevoli successi di critica e pubblico, non ebbe il riconoscimento del premio veneziano. Così, quasi per dargli un contentino, fu assegnato lo Strega ed il Grinzane Cavour a sua figlia Margaret, per il libro "Non ti muovere".
Vorrei ricordarlo per come seppe dire scomode verità sul 25 Aprile, celebrato come una festa da una parte di italiani i quali, scaricando sui Fascisti tutte le colpe del "Male Assoluto", si sentirono liberati dal peso di aver in realtà dato il consenso, come il 99 % della popolazione, al Fascismo. Rimuovendo dalla propria coscenza errori e colpe comuni, scaricandole su chi scelse di restare fedele ad una parola data e di non badogliare. Accompagnando tale rimozione con una mattanza che durò per mesi, tra l'orrore di Piazzale Loreto ed i vari Triangoli della Morte. Consegnando questa stessa rimozione ai propri figli, per i quali, negli anni settanta "la resistenza ce l'ha insegnato: uccidere un Fascista non è reato !".
Come ho fatto nei giorni scorsi parlando di altri esponenti della Feccia, auguro a Robinik, giovanitristi e paperelle altrettanti successi come li ha avuti Mazzantini.
Il leader delle Brigate Radicali ha iniziato l'ennesimo sciopero della fame, teso questa volta a salvare la vita a Saddam Hussein.
Non vorrei tanto entrare nel merito della condanna; sono favorevole alla pena di morte, nel caso di efferati ed accertati delitti. Nel caso di Saddam ho qualche dubbio, e cioè se non fosse meglio tenerlo in vita non per motivi umanitari, ma per sapere qualcosa in più sul suo regime e sulle attuali formazioni terroristiche a lui legate. Ho l'esperienza della condanna a morte di Ceausescu, troppo furbescamente fatto sparire per tenere celati molti segreti di coloro che cavalcarono la Rivoluzione del 1989 con un colpo di stato che culminò con i fatti della Piazza dell' Università dell'anno dopo, fatti dimenticati in fretta in Occidente, e che, spazzando via gli studenti anticomunisti rumeni, favorirono il consolidamento del neo-comunista Ion Iliescu.
E comunque, dissento ampiamente sulla forca:per il rispetto dovuto ad un militare nemico, trovo giusto che se il popolo irakeno ha deciso per la pena capitale, è la fucilazione la pena da applicare.
Ma, ripeto, non di questo voglio occuparmi, ma di Pannella. E' il suo comportamento che mi lascia sconcertato: ora teso a salvare un criminale, mentre per Welby voleva l' omicidio di stato. Così come é nota la sua posizione e dei radicali su aborto, l'eutanasia, gli embrioni sfruttati, la droga assassina ed i PACS tesi ad estinguere l'umanità.
E soprattutto il fatto che sono anni che il Giacinto (questo il suo vero nome) imperversa con scioperi e scioperette di fame e sete, naturalmente seguitissimo dai media. Anni che vediamo affievolirsi la voce del capo, non certo per le sigarette che fuma, ma per la sua precaria condizione di salute dovuta a queste esibizioni. Ma, ZAC, arrivato ad un passo dalla fine, ecco l' angelo laico arriva a salvarlo in extremis.
A questo punto, poichè non credo che le autorità irakene cambino idea, consiglierei a Giacinto di andare fino in fondo, ed in nome della coerenza per la quale Non bisogna toccare Caino (mentre il povero Abele giace e si da' pace...), SI LASCI MORIRE, assistito dai suoi compagni di partito e dalle varie associazioni di lucacoscioni vari, sedato magari dal Dott. Riccio, per assistere ad un altro funerale laico. Avendo la coerenza di Bobby Sands e degli altri martiri di Maze.
Ma l' Allodola (così noi simpatizzanti della causa Irlandese amiamo chiamarlo), nonostante 66 giorni di sciopero della fame, fino all'ultimo espresse la volontà di NON voler morire; e così ebbe un bel funerale Cattolico e sulla sua tomba svetta una Croce Celtica,simbolo di fede (alla faccia di certe leggi liberticide italiane, che vorrebbero criminalizzarla...). Mentre siamo certi che il capo delle Brigate Radicali, teso a liberare l' Italia dal giogo clericofascista, preferirà alla fine rinunciare, tra gli applausi dei liberal/libertari di ogni colore, quelli di Sergio D'Elia, che di lotta armata se ne intende e dei vari neoantifascisti ed antipapisti che vorrebbero ridurre al silenzio quelli che sono troppo politicamente non allineati al buonismo trasversale, e che considerano FECCIA.
PENSACI, GIACINTO !!!
Paperinik, pardòn, Robinik, insieme ai giovanitristi ed alle paperelle, oltre ad avercela coi Fascisti, è notoriamente un antiomofobo. Così, se qualcuno si schiera critico verso i PACS e verso le richieste sempre più estreme degli omosessuali, ZAC !, fa cadere mannaia, scure e ghigliottina sul malcapitato che non si sente di barattare la Destra ed i suoi Valori in cambio di qualche pugno di voti dei seguaci di Cecchi Paone.
Così, come non pensare, dopo Buttafuoco, a Marcello Veneziani ?Laureato in Filosofia, ha iniziato come giornalista nella redazione barese de Il Tempo, successivamente è passato al Giornale d’Italia, ha diretto e fondato case editrici e riviste culturali e politiche (Intervento, Pagine Libere, L'Italia settimanale, Lo Stato), è stato editorialista de Il Giornale, di Libero e de Il Messaggero, e membro del Consiglio di Amministrazione della RAI.
Per essere considerato "Feccia" da Robinik, il povero Veneziani le ha proprio tutte: non solo, pur non arrivando a definirsi Fascista come Buttafuoco, è notoriamente definito Fascista da molti avversari politici, che più volte hanno cercato di farlo tacere, anche con minacce; ma ultimamente ha dedicato parecchi suoi articoli su "Libero" a denunciare le estremizzazioni che la lobby omosessuale porta avanti, spalleggiata e coccolata dalla sinistra, ma anche da certi benpensanti neo-antifascisti che pensano di potersi dire di Destra. Per esempio, vedasi l'articolo "Gay,immigrati e delinquenti. Caro Prodi quando aiuti anche me ?":
"I delinquenti escono, i clandestini entrano, i loro parenti pure. Indulto, sanatoria, cittadinanza facile, ricongiungimento dei familiari. Gli italiani comuni e a norma di legge, pagano il conto. È il bilancio del primo trimestre di centro-sinistra, alla pausa vacanze dopo sette voti di fiducia. L'Italia riprende a girare, dice Prodi; se si riferisce ai testicoli dei suoi abitanti ha pienamente ragione. Non so se ha commissionato a Nomisma uno studio scientifico per peggiorare la vita degli italiani, ma ci sta riuscendo con una rapidità impressionante. Se hai commesso un reato, se sei entrato in Italia clandestinamente, se sei extracomunitario, se sei zingaro, se sei gay, se sei tossico, se vuoi forzare la legge naturale e penale, allora sei specie protetta. Se vuoi abortire ti va bene, la legge e la simpatia sono dalla parte tua; per le nascite, invece, sono favorite solo quelle illegali: se nasci abusivamente in Italia, sei premiato con la cittadinanza ad honorem, automatica. Infatti, basta nascere sul territorio italiano per acquisire la piena cittadinanza italiana, anche se sei figlio di esquimesi clandestini o solo di passaggio. Se paghi le tasse e sei in regola, invece, sarai sorvegliato speciale. Da questo quadro cosa se ne deduce? Che il nemico ideologico del governo Prodi è il quartetto tipico di padre-madre-figlio-figlia. La famiglia tipo è la bestia da annientare, con l'aggravante se il padre è farmacista, avvocato, notaio, tassista, panettiere, commerciante o professionista con partita Iva.".
Per non parlare di quello odierno su "Libero", "Omunisti al potere, la novità dell'anno che va":
"Il 2006 sarà ricordato come l'anno della svolta copernicana della sinistra italiana: i comunisti diventarono omunisti. Chi sono gli omunisti? Sono gli ideologi e i militanti dell'omosessualità come Valore Politico, Rivoluzione sociale, Lotta di classe fondata sugli ormoni. La sinistra combatte ormai solo per i diritti dell'Omo e suoi derivati. Da qui la definizione di omunisti, che non è la versione toscana del comunismo, visto che i toscani aspirano la c; ma la versione ideologica dell'omosessualità, definita appunto omunismo, come tutti gli ismi che affollano il teatrino delle ideologie.
Sull'omosessualità nulla da dire, è un orientamento innato o acquisito di una minoranza, è un'inclinazione; non disprezzo e condanno nessuno per questo, fatti loro e rispetto per tutti. Ma l'omunismo no, è la versione pubblica e ideologica dell'omosessualità, la teoria che legittima l'esibizione dell'omosessualità, l'orgoglio gay, e pretende di equiparare le coppie omosessuali alle famiglie, ritenendo irrilevanti i figli. La nuova bandiera dell'omunismo è felce e martello. Per chi non lo sapesse, la felce è una pianta bisex, in versione femminile e maschile, ma sterile, cioè senza fiori né frutti, che serve da base per una delicata linea di saponi, talco e cipria. Le diseguaglianze sociali, i poveri, i proletari - che come dice il nome avevano prole a carico - interessano ormai poco e nulla alla sinistra. Il tema principale è invece l'omanesimo, la battaglia per istituire i Pacs per le coppie omosessua li, la festività del Gay pride, la fiorente letteratura omosessuale che conquista i banchi delle librerie, dove ci sono persino collane dedicate ai "classici dell'omosessualità", la scoperta gioiosa che l'omosessualità è diffusa pure tra gli animali, dunque è secondo natura; le pari, anzi maggiori, opportunità agli omosessuali, l'uso delle icone del masculo siculo, erotomane, come Lando Buzzanca, o del maiale allupato da commedia sexy, come Lino Banfi, per propagandare la gioia e la norma di avere un figlio o una figlia gay; la presenza potente di una lobby omosessuale e trasversale, la rilevanza pubblica, anzi istituzionale, di testimonial come Grillini, Luxuria, Vendola; l'apoteosi televisiva di coppie omosex come Dolce & Gabbana. Non c'è programma politico, televisivo, scolastico o universitario che non si doti del suo omosex da passeggio. E ogni outing omo, ogni confessione aperta di aver praticato omosessualità, fa guadagnare punti nella classifica degli arrampicatori. Mi attendo che anche su questo Fini faccia outing , come per lo spinello, la kippah e la moto senza casco: «Una volta ci ho provato anch'io con un collega di governo. Che avete capito, era un rude leghista». Da Mussolini a Malgioglio. Vista l'impossibilità di mantenere la promessa di una rivoluzione sociale, visto l'esempio del socialismo di Zapatero che riversa sulla famiglia quel che non può più promettere in fabbrica, la sinistra si è tagliata la c, che i triviali leggeranno al maschile o al plurale, alludendo agli organi sessuali evirati, e si è buttata sulla battaglia per la santificazione dell'omosessualità. I filosofi diranno invece che la c cassata al comunismo è stata recuperata altrove, passando dall'astrazione alla castrazione. Prima sognavano le astrazioni dell'ideologia, poi, caduto il comunismo, si sono castrati; il rosso è sfumato nel rosa e allora è spuntata la passione civile per l'omosessualità. Non si tratta di una battuta da caserma, ma di una teoria vera e propria: Schopenhauer sosteneva che l'amore, l'attrazione dei sessi era un'astuzia della specie che si serviva degli impulsi sessuali e sentimentali per riprodursi e così perpetuarsi. Oggi la specie ha deciso di estinguersi, o perlomeno di suicidarsi in Occidente, e ha propagato il valore dell'omosessualità per impedire il riprodursi e il perpetuarsi dell'umanità. L'omosessualità come eutanasia della specie. Un segno di stanchezza e di rigetto della vita che assume le fattezze, sgargianti o raffinate, del mondo gay. L'obiettivo è una società in cui saremo tutti omo, prefisso greco che sta per uguali; ma l'eguaglianza a cui si allude oggi non è più quella delle condizioni economiche e sociali del vecchio comunismo, ma sessuali e ormonali. Da qui la svolta copernicana della sinistra italiana (già prevedo il commento acuto del filosofo Giulio Giorello: che comico, Veneziani confonde la rivoluzione omosessuale con la rivoluzione astrologica, sostiene che Copernico era gay).
Come sapete, un articolo del genere provoca la scomunica con l'accusa di omofobia e successivamente l'accusa di omosessualità repressa, con l'implicita condanna ai favori forzati nei confronti di omosessuali praticanti, se si vuole estinguere il reato. Ma vi assicuro che non ho un filo di omofobia, non mi spaventano le inclinazioni omosessuali, amo alcuni grandi scrittori omosessuali come Pasolini, Mishima, la Yourcenar e Montherlant e non ho la minima prevenzione verso gli omosessuali in alcun campo; mi sono simpatici e antipatici esattamente come gli altri. L'omosessualità non modifica di un filo, nel bene e nel male, il giudizio che ho di loro. Vorrei solo che le loro scelte restassero nell'ambito privato e non fossero consegnate agli omunisti per farne una bandiera di riscatto ideologico e un modello di riferimento pubblico. Ompagni, avete perso la testa.".
Decisamente questi due articoli bastano ed avanzano per dare la patente di "Feccia" anche a Veneziani. Il quale, peraltro, vanta un curriculum professionale di grande rispetto, ed oltre gli incarichi di cui sopra, ha pubblicato diversi libri che si sono mostrati successi letterari, ricevendo parecchi riconoscimenti, come il Premio Fregene 2004 (Saggistica).
Come nel precedente post, auguriamo a Paperinik, giovanitristi e paperelle altrettanti successi...
Sessant'anni fa nasceva il Movimento Sociale Italiano. Nessun partito in Italia potrà ridarmi l'orgoglio di essere appartenuto a quel branco di pazzi ed inguaribili romantici che non accettarono l'idea del tradimento del 25 Luglio e dell' 8 Settembre, e della sconfitta conseguenziale del 25 Aprile. Ma soprattutto innamorati di un' idea che fu definita dal Suo Creatore, Benito Mussolini, la più rivoluzionaria del XX Secolo, tesa a superare Capitalismo e Comunismo ed a cercare la concordia ed il dialogo tra le parti sociali, piuttosto che lo scontro classista.
Il 26 Dicenbre del 1946, nello studio romano di Arturo Michelini, Giorgio Almirante (nell'immagine un manifesto che esalta l'onestà del MSI), Pino Romualdi, Roberto Mieville, Giorgio Pini, Biagio Pace, Francesco Galante, Gian Luigi Gatti, Nicola Foschini, Giovanni Tonelli, Cesco Giulio Baghino e naturalmente Arturo Michelini, diedero vita a questo partito che ancora mi fa sentire giovane e voglioso di lottare nel pieno rispetto degli ideali dei
fondatori; ideali che ancora oggi sono attuali, così come lo saranno domani. Ideali ben descritti in questo manifesto del Fronte della Gioventù: TRADIZIONE, UNITA' , IDENTITA' NAZIONALE, EUROPA. Manifesto dove la famosa immagine dei Marines americani dimostra la volontà di pacificazione vera, non quel falso pacifintismo che ha sempre caratterizzato l' Italia dell' arco costituzionale, dove i nemici di ieri vengono accettati come amici di oggi, pur avendo sempre in mente la Nostra Identità.
Identità che si può riassumere rievocando le parole di Giorgio Almirante nella relazione alla Direzione Nazionale il 25-26 Luglio 1970,dopo il clamoroso successo elettorale alle Regionali:
"...un partito non classista, quale il nostro ha l'onore di essere e proclamarsi, non può sollecitare nell'elettorato spinte di classe; cioè non può identificarsi con il ceto borghese o con il ceto proletario...". Parole attualissime, come si vede, in un Italia dove la sinistra sia con l' ultima campagna elettorale, sia con l'attuale Legge Finanziaria spinge per lo scontro sociale.
Identità e Valori ribaditi nella stessa Relazione:
"La gente viene con noi per trovare o RITROVARE qualche cosa: una garanzia, un retaggio, una bandiera, una disciplina, una moralità; un modulo di Civiltà; qualche cosa di ANTICO e di NUOVO, qualche cosa di diverso. Il grande tema dell' alternativa di sistema ci rende credibili da parte di un popolo che vuole autorità e libertà, ordine e giustizia, pulizia e pace civile".
Relazione attualissima, a dimostrazione della lungimiranza di Almirante:
"Durante la campagna elettorale abbiamo osservato che la lotta politica in Italia si era radicalizzata... Chi non lo ha capito prima delle ELEZIONI, lo ha capito SUBITO DOPO, quando il centrosinistra, facendo cadere ogni delimitazione nei confronti dei comunisti, ha inserito la sovversione nello Stato, il caos nella società, il disordine MORALE e POLITICO all'interno della stessa coalizione di governo...". Sembrano parole scritte oggi.
Così come incredibilmente contemporanee, che dovrebbero far riflettere tanti cari neo-antifascisti, casinisti ed un tantino follini, orfani dalle vedove radicali e giovanitristi paperellanti, risultano essere queste:
"La battaglia non si vince e non si conduce SENZA di NOI; ma da soli non la possiamo condurre e tantomeno vincere. Ciò NON SIGNIFICA che dobbiamo andare alla ricerca di compromessi e di patteggiamenti. Essere NOI STESSI significa incontrare gli altri sulla buona strada.".
Queste idee affascinarono molti giovani, come me ed altri, che non si riconoscevano allora nella cultura dell' odio della sinistra che cullava i loro figliocci di Lotta Continua, Avanguardia Operaia, Potere Operaio e delle SEDICENTI Brigate Rosse. Molti, troppi pagarono con la vita l'impegno di allora; tantissimi ebbero la vita segnata per sempre dalle ferite e dagli agguati. Per loro ed in loro nome, per il ricordo ed il rispetto che devo loro, la mia battaglia per l'unione di TUTTE le Destre, continua e continuerà, nello spirito delle parole che Giorgio Almirante volle lasciarci:
"Noi siamo caduti e ci siamo rialzati parecchie volte. E se l'avversario irride alle nostre cadute, noi confidiamo nella nostra capacità di risollevarci. In altri tempi ci risollevammo per noi stessi. Da qualche tempo ci siamo risollevati per voi, giovani, per salutarvi in piedi nel momento del commiato, per trasmettervi la staffetta prima che ci cada di mano, come ad altri cadde nel momento in cui si accingeva a trasmetterla. Accogliete dunque, giovani, questo mio commiato come un ideale passaggio di consegne. E se volete un motto che vi ispiti e vi rafforzi, ricordate: Vivi come se tu dovessi morire subito, Pensa come se tu non dovessi morire mai" .
Perchè:
"Quando vedi la tua verità fiorire sulle labbra del tuo nemico, devi gioire, perché questo è il segno della vittoria !".
No, quest'anno non mi rivolgo ai comunisti ed ai loro sodali, ma alle nuove B.R. :le Brigate Radicali.
Come le Brigate Rosse volevano colpire lo Stato al Cuore per abbatterlo, le Brigate Radicali hanno iniziato un' offensiva su vastissima scala e su tutti i fronti, dalla droga ai PACS, dalla fecondazione bislacca all' eutanasia, contro la Chiesa Cattolica per abbatterla, nel nome del laicismo più estremo, spesso condito col miele del buonismo di facili costumi.
E così,senza scrupoli di sorta, hanno sfruttato la sofferenza di Piergiorgio Welby per spiegare alla gente quanto loro siano caritatevoli e buoni e quanto la Chiesa di Roma sia spietata e senza perdono.
Per citare un Grande Laico di oggi, Marcello Pera, le Brigate Radicali: - Si dicono liberali, perchè nella loro Neolingua liberale significa "libero di fare come si crede". Non sanno che il liberalismo è dottrina Giudaico-Cristiana fondata sul primato della persona e quindi su principi, valori e proibizioni non negoziabili - . E dunque, pur sapendo le posizioni della Chiesa, peraltro ribadite nel Catechismo (2276-2283), ha voluto portare all' estremo gesto questo pietoso caso che avrebbe dovuto rimanere nel privato e non spiattellato tra un TG ed una pubblicità, come un triste reality di morte.
Le Brigate Radicali,nel loro spietato cinismo vogliono far passare il povero Welby come un nuovo Giordano Bruno (nell'immagine), martirizzato dalla Controriforma di Benedetto XVI; e nel nome di una carità laicista, hanno gridato allo scandalo per i funerali negati. Se almeno leggessero le Sacre Scitture che essi invocano, eviterebbero le solite brutte figure. Il Vangelo è molto chiaro e non ammette false interpolazioni. Esso suona così: a) Gv 20,19-23: “La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato,... venne Gesù... e disse: “Pace a voi...” Gesù disse loro di nuovo: “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi”. Dopo... alitò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi". b) Mt 16,18-29: “... E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi dei regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli”. c) Mt 18,18: “In verità vi dico: tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo".
Welby, non sappiamo se di propria volontà o convinto da Nuovi Cattivi Maestri,ha manifestato pubblicamente e ripetutamente la volontà di morire, pur essendo a conoscenza dell' esistenza di Cure Palliative, come esposto più volte dal Dott. Casale, uno dei suoi medici curanti, fondatore dell' ANTEA( http://www.anteahospice.org ), un'associazione senza fini di lucro che si occupa di assistenza a malati terminali, che Venerdì a Radio 24 aveva dichiarato, rifiutandosi di dare il suicidio assistito: "A Welby, vedendolo sofferente dal punto di vista spirituale e psicologico ho detto, se vuoi ti posso addormentare'. Per l'oncologo l'unica possibilità è quella di togliere "coscienza ma soprattutto la sofferenza e poi quando sarà il momento, quando le condizioni vitali verranno meno, si staccherà il respiratore, quando ai fini della sopravvivenza non cambia nulla".
Così, davanti a questo ennesimo ripetersi del Peccato di Orgoglio di Adamo ed Eva che diede origine alle sofferenze dell' umanità da parte non del povero Piergiorgio, da parte delle Brigate Radicali, la Chiesa, pur dolorasamente, non ha potuto rimettere il peccato a Welby in terra, appellandosi alla Misericordia del Nostro Creatore per il perdono, come conclude il comunicato del Vicariato di Roma: "Non vengono meno però la preghiera della Chiesa per l’eterna salvezza del defunto e la partecipazione al dolore dei congiunti.". Conclusione scarsamente riportata dalla stampa e dalle televisioni.
Preghiera alla quale esorto tutti i Cattolici a fare oggi durante la Santa Messa.
Tutto il resto è propaganda politica tesa a a ribadire il concetto laicista e relativista che "La Chiesa NON deve parlare !".
Cosa che mi ricorda troppo il famoso slogan anni '70: "I Fascisti non devono parlare !".
Buon Natale, a molti, ma non alle BRIGATE RADICALI.
Vedasi anche il Link:
http://www.ragionpolitica.it/testo.6992.laicismo_radicale.html
Robinik, nella sua nuova veste di neo-antifascista, non ha perso l'occasione di definire certa Destra "Feccia" , con la quale lui ed i suoi paperelli giovanitristi non vogliono avere nulla a che fare.
Iniziamo oggi un elenco di questa "Feccia", incominciando da Pietrangelo Buttafuoco.
Pietrangelo Buttafuoco nasce a Catania il 2 settembre 1963. Laurea in filosofia teoretica. Ex libraio ed ex insegnante di liceo, ha iniziato l’attività di giornalista presso diverse testate: il Roma di Napoli, il Secolo d’Italia, l’ Indipendente, il Giornale ed il Foglio, al quale collabora dalla sua fondazione. E' stato direttore dell' Italia Settimanale. E' pure editorialista di Panorama.Ha vinto il Premio Guido Piovene 2000, nel 2005 pubblica "Le uova del Drago", un romanzo tratto da una storia rigorosamente vera accaduta negli anni tra il 1943 e il 1947: e' la storia di una donna-soldato, Eughenia Lenbach, bella, dura ed enigmatica, la spia di Hitler paracadutata in Sicilia e che proprio da lui ha ricevuto la sua missione, nome in codice ''Uova del Drago'', obiettivo preparare focolai di riscossa presso le giovani generazioni in caso di sconfitta del Reich. Il libro è stato definito "libro dell'anno" da parecchi critici, ed è risultato finalista sia al premio Bancarella che Campiello. Che non vince, suscitando notevoli polemiche, soprattutto riguardo la mancata assegnazione de Il Campiello , dove era dato per strafavorito, come afferma Wikipedia: "per motivi politici".
E perchè ? Perchè Buttafuoco non ha problemi a definirsi "Fascista", ponendosi così automaticamente nel campo della "Feccia" così schifata e ghettizzata dai neo-antifascisti, tocquevillani radicaloidi, giovanitristi e paperelli filosalmonelloidi.
Ma forse è bene così, poichè in Italia i premi letterari sono gare assai bislacche, come dimostra l'assegnazione del Premio Viareggio 1975 a Giovanni Marini, ASSASSINO dello studente di Destra Carlo Falvella (Feccia pure Lui, cari neo-antifascisti ?) il 7 Luglio 1972.
Auguriamo ai neoantifascisti,tocquevillani e c. di arrivare a fare almeno il segretario di Buttafuoco o di vendere un decimo delle copie de "Le uova del Drago"...
Oggi 18 Dicembre 1976 la grandissima nazionale di Tennis Italiana vinse l' unica Coppa Davis che abbiamo in bacheca,giocando non solo contro la Nazionale Cilena, ma anche contro l' intero Arco Costituzionale,democratico ed antifascista,nato dalla resistenza.
Sì, perchè allora il capitano non-giocatore Nicola Pietrangeli (nella foto) dovette battersi contro quasi l'intero Parlamento, Andreotti e Forlani in testa, che non volevano far partire Panatta, Bertolucci e Barazzutti verso il Cile del Fascista Pinochet. Cosa c'entrasse poi un evento sportivo con il Presidente Cileno, lo si potrebbe capire dalle molte risposte piene d'insulti che ho ricevuto al mio provocatorio post :"Pinochet ? Santo subito !" che ho fatto in occasione della scomparsa del Presidente Cileno. Evidentemente la disinformazione sparsa in questi anni ha dato ottimi frutti, basta vedere quanti italioti figli di italioti vanno in giro con magliette di un criminale assassino come Che Guevara e si tappano orecchie e occhi per non confrontarsi con versioni contrastanti la vulgata sull' 11 Settembre 1973.
L' Italia, dove le pessime e monotone musichette degli Inti illimani trovarono subito terreno di coltura fertile, nel 1976 non aveva ancora rimandato il proprio Ambasciatore in Cile, a differenza di tutte le grandi democrazie mondiali, nonostante un folto gruppo di italiani vivesse in Cile;italiani, come ricorda Mario Cervi sul Giornale di oggi, schierati con Pinochet e ,nonostante la delusione per la partenza quasi clandestina della Nostra Nazionale, fecero un gran tifo per i nostri colori ed alla fine festeggiarono per le strade di Santiago, applauditi dagli ospitalissimi cileni. Nazionale,detto per inciso, che dovette partire da Fiumicino quasi in segreto, per evitare i soliti italioti di cui sopra.
Pietrangeli pagò questa sua vittoria personale cadendo in disgrazia presso la Federtennis per una quindicina d'anni.
E' con profonda commozione che ho appreso la prematura scomparsa, a causa di un incidente automobilistico nei pressi di Parma, di un grandissimo Pilota e Uomo: Clay (Gian Claudio)Regazzoni, svizzero ticinese, ma Italiano d'adozione.
Più volte pilota della Ferrari, vincitore di 5 Gran Premi, era un esempio di simpatia ed umanità in un periodo buio come furono gli anni settanta. Nonostante la perdita dell'uso delle gambe in seguito ad un incidente, ha continuato per anni a gareggiare con vetture e camion, restando un esempio per molti ragazzi sfortunati e, più tardi, per Alex Zanardi.
CIAo, CLAY !
Martedì nella Mia Milano c'è stata l'ennesima manifestazione per l' anniversario della Strage di Piazza Fontana; dico ennesima, poichè solitamente questa manifestazione in passato è sempre servita esclusivamente per ribadire che "La Strage o è di Stato o è Fascista", nonchè,spesso, per dar vita ad incidenti che violentavano e paralizzavano la città.
Quest'anno,con le sinistre,anche estreme,al potere temporaneo in Italia, si è invece vista una partecipazione istituzionale, con il presidente temporaneo della Camera, Fausto Bertinotti. Il quale,dopo l'ultima e definitiva sentenza della Cassazione che ha mandati assolti gli ultimi imputati neri (sui quali peserà sempre e comunque il sospetto della sinistra più becera),non potendo far leva sul collante antifascista che cementa parti anche distanti, ha dichiarato che "le vittime della Strage di Piazza Fontana non furono 16,ma 17" , riferendosi ad un'altra icona della vulgata rossa, Giuseppe Pinelli, l'anarchico che si suicidò gettandosi dalla finestra della Questura di Via Fatebenefratelli durante un interrogatorio come sospetto; icona che ha sempre descritto Pinelli come vittima di bieche torture in salsa cilena,nonchè assassinato dal Commissario Luigi Calabresi;insomma, un vero desaparecido ante litteram, come racconta questa mite e caritatevole canzoncina:
La Ballata del Pinelli.
Quella sera a Milano era caldo
Ma che caldo che caldo faceva
Brigadiere apra un po' la finestra
E ad un tratto Pinelli cascò.
"Commissario io gliel'ho già detto
Le ripeto che sono innocente
Anarchia non vuol dire bombe
Ma eguaglianza nella libertà."
"Poche storie indiziato Pinelli
Il tuo amico Valpreda ha parlato
Lui è l'autore di questo attentato
E il suo socio sappiamo sei tu"
"Impossibile" – grida Pinelli –
"Un compagno non può averlo fatto
Tra i padroni bisogna cercare
Chi le bombe ha fatto scoppiar.
Altre bombe verranno gettate
Per fermare la lotta di classe
I padroni e i burocrati sanno
Che non siam più disposti a trattar"
"Ora basta indiziato Pinelli"
– Calabresi nervoso gridava –
"Tu Lo Grano apri un po' la finestra
Quattro piani son duri da far."
In dicembre a Milano era caldo
Ma che caldo che caldo faceva
È bastato aprir la finestra
Una spinta e Pinelli cascò.
Dopo giorni eravamo in tremila
In tremila al tuo funerale
E nessuno può dimenticare
Quel che accanto alla bara giurò.
Ti hanno ucciso spezzandoti il collo
Sei caduto ed eri già morto
Calabresi ritorna in ufficio
Però adesso non è più tranquillo.
Ti hanno ucciso per farti tacere
Perché avevi capito l’inganno
Ora dormi, non puoi più parlare,
Ma i compagni ti vendicheranno.
"Progressisti" e recuperatori
Noi sputiamo sui vostri discorsi
Per Valpreda Pinelli e noi tutti
C’è soltanto una cosa da far.
Gli operai nelle fabbriche e fuori
Stan firmando la vostra condanna
Il potere comincia a tremare
La giustizia sarà giudicata.
Calabresi con Guida il fascista
Si ricordi che gli anni son lunghi
Prima o poi qualche cosa succede
Che il Pinelli farà ricordar.
Quella sera a Milano era caldo
Ma che caldo che caldo faceva
Brigadiere apra un po’ la finestra
E ad un tratto Pinelli cascò.
Ed infatti,come promesso da questa canzone,qualche anno dopo Luigi Calabresi venne ucciso da Lotta Continua, omicidio per il quale Adriano Sofri spero possa pagare fino in fondo la sua pena.
Dunque,se vogliamo, compagno Bertinotti, i morti furono 18.
Ma certi morti, come Pinelli o Carlo Giuliani, per la sinistra sono "mortipiùmorti" di altri,specialmente di veri ed ottimi servitori dello Stato come il commissario Luigi Calabresi.
Dopo le polemiche del post precedente,che hanno scatenato i soliti antifascisti di professione che si sentono detentori della verità assoluta imposta dalla sinistra più becera,vorrei far raccontare quei giorni a Josè Pinera, Liberale Vero,Laureato in Economia ad Harvard, facente parte del gruppo di Liberali (Veri) che lavorò al progetto economico cileno e che divenne Ministro del Lavoro dal 1978 al 1980 e padre della riforma delle Pensioni e della Previdenza Sociale cilena.
Un economista stimato in tutto il mondo, non certo un Fascista, che ci da' una versione dei fatti che collima con quella espressa nelle 600 pagine del libro di Spataro.
Ma credo che neanche davanti a questo scritto gli antifascisti di professione ed i pacifinti riusciranno a comprendere la complessità di quei giorni che portarono Augusto Pinochet a dover prendere le redini di un Cile sull'orlo del baratro.
Non vanno al di la' dei loro eterni limiti, e così come Peppone ai tempi si grattava la testa davanti a quello che non capiva,ma si adeguava, continueranno ad adeguarsi nonostante le centinaia di migliaia di Cileni che in questi giorni hanno tributato gli ultimi onori al Presidente Augusto Pinochet.
Mercoledì 22 agosto 1973, il plenum della Camera di Deputati si riunì a mezzogiorno per “analizzare la situazione politica e legale che colpisce il paese”. Incominciando la sessione, i gruppi parlamentari dei Deputati del Partito Democratico Cristiano (PDC) e del Partito Nazionale (PN) presentarono un progetto di Accordo che avrebbe cambiato il corso della storia del Cile.
Il primo oratore fu il deputato del PDC Claudio Orrego il quale, nel suo discorso di presentazione del progetto di Accordo, affermò che “il paese sta soffrendo attualmente una crisi che non ha paragone nella nostra storia patria, durante centosessanta anni e tanti anni di vita indipendente.... Fino a questo momento la crisi non si risolve; al contrario, si acutizza giorno per giorno. Per questo motivo, noi, oggi, in questo consesso e di fronte al Cile, vogliamo dire che è arrivata l’ora, che è arrivato il momento per dire un’altra volta responsabilmente la nostra verità davanti al paese e davanti alla storia, perché il Congresso (leggi Parlamento, ndr) non può continuare a tacere la grave situazione che attraversa il Cile e deve avanzare un giudizio globale su di essa, perché la situazione di illegalità riguarda oltraggi reiterati alle risoluzioni del Congresso Nazionale, nonché oltraggi reiterati alle attribuzioni del Potere Giudiziario, ed ancora oltraggi reiterati alle facoltà dell’Organo di controllo generale della Repubblica (Contralorìa General de la Repubblica, ndr) e oltraggi reiterati ai diritti dei cittadini, ai mezzi di comunicazione dei cileni, e perfino, in alcuni casi, alla libertà delle persone.... Con questo quadro, signor Presidente, non bastano soluzioni parziali. Dentro questo quadro, quando un paese si sgretola, non bastano piccole manovre di politica sovrastrutturale. Qui bisogna risolvere i problemi di fondo” (Claudio Orrego V., Per una pace stabile tra i cileni, edizione privata dell’autore, 1974).
Il deputato Orrego affermò anche che il Presidente Salvador Allende non stava rispettando lo Statuto di Garanzie Democratiche che aveva fatto possibile la sua elezione. Questo elenco di diritti individuali era stato incorporato alla Costituzione nel 1970 come condizione affinché la Democrazia Cristiana votasse Allende come presidente, dato che quell’anno lui, candidato socialista, aveva ottenuto solo il 36,2 per cento del voto popolare e, pertanto, il Congresso poteva scegliere alla presidenza chiunque tra le due altre formazioni di maggioranza relativa. Più tardi, infatti, Allende avrebbe riconosciuto di aver firmato quello Statuto ma solo come una manovra “tattica”, (Regis Debray, The Chilean Revolution: Conversations with Allende, 1971).
Dopo l’intervento di un altro rappresentante del PDC, prese la parola il deputato del PN Hermógenes Pérez de Arce, che affermò che l’Accordo dimostrava che “il Potere Esecutivo aveva smesso di rispettare la Costituzione e la Legge, il che ha dato luogo all’illegittimità del mandato e all’esercizio del potere del Presidente della Repubblica”.
Dopo altri due deputati nazionali, intervenne il deputato Luis Maira della coalizione di partiti di governo chiamata Unità Popolare. Non negò le gravi accuse che faceva il progetto di Accordo e cercò di giustificare la condotta del governo sostenendo “che il problema di fondo non è altro che lo Stato di Diritto e la sua giusta correlazione con le trasformazioni economiche indispensabili”.
La sessione della mattina terminò con un focoso discorso del deputato Juan Luis Ossa, presidente della gioventù del PN. Nei paraggi dell’edificio in cui risiedeva il Congresso erano accaduti il giorno precedente gravi incidenti. Il deputato Ossa, attaccato da gruppi armati, si era visto obbligato a difendersi con un’arma da fuoco, affermando alla stampa che gli avevano sparato contro perfino con armi automatiche. La polizia non aveva agito in difesa dei giovani del suo partito. Esasperato per questo incidente, attaccò i deputati comunisti: “Per quel motivo voi, banda di traditori, banda di codardi, banda di venduti, banda di bugiardi e ipocriti, siete delegittimati dal parlare di guerra civile".
Quello era il clima che si viveva in Cile quel giorno di agosto.
Alle due e 13 minuti del pomeriggio si interruppe il dibattito. Nel mondo ispano, neanche temi così gravi e scottanti meritano il salto dell’ora del pranzo.
La sessione del pomeriggio, convocata per votare il progetto di Accordo, cominciò alle otto di sera. Ma ci fu una sorpresa. Dopo un breve dibattito, la Camera si costituì in sessione segreta su richiesta di Jorge Insunza ed il pubblico seduto in tribuna dovette abbandonare l’aula. In quella sessione, il deputato comunista pronunciò un discorso minaccioso sostenendo che, se si approvava il progetto di Accordo, forze straniere avrebbero invaso immediatamente il paese.
Al ritorno in seduta pubblica, si procedette immediatamente a votare. Una volta fatto lo scrutinio, il Presidente della Camera dei Deputati alzò la voce e dichiarò approvato per 81 voti contro 47 l’Accordo sottoposto a votazione. Alle 21 e 49 minuti si sciolse la seduta.
Il giorno dopo, 23 agosto, “El Mercurio” titolò così a tutta tutta pagina: “Ha deciso l’Accordo della Camera di Deputati: IL GOVERNO HA VIOLATO GRAVEMENTE LA COSTITUZIONE”.
Il testo dell’Accordo fu pubblicato integralmente quello stesso giorno da “El Mercurio”. I Verbali ufficiali della sessione che fu presieduta dal deputato del PDC Luis Pareto e quello del PN Gustavo Lorca, rispettivamente presidente e vicepresidente della Camera, fu pubblicata il 25 agosto dal quotidiano governativo “La Nacion”.
L’Accordo, approvato da quasi due terzi dei deputati, ovvero il 63.3 per cento dell’assemblea, accusava il governo del Presidente Allende di venti violazioni concrete alla Costituzione e alle leggi, tra le quali anche la protezione di gruppi armati, le torture, e il fermo illegale dei cittadini, o ancora l’imbavagliare la stampa, il manipolare l’educazione, il limitare la possibilità di uscire dal paese, il confiscare la proprietà privata, il formare organismi sediziosi, il violare le attribuzioni del Potere giudiziale, il Congresso e il Controllore Generale della Repubblica, e tutto ciò in maniera sistematica e col fine di instaurare in Cile “un sistema totalitario”, cioè, una dittatura comunista.
Fu un fatto straordinario che l’Accordo della Camera sia stato approvato da tutti i deputati del PDC, il partito maggioritario il cui leader indiscusso era il Presidente del Senato ed ex Presidente della Repubblica Eduardo Frey Montalva, dato che solo tre anni prima, il 24 ottobre del 1970, quello stesso partito aveva contribuito con tutti i suoi voti a nominare Presidente Salvador Allende nella sessione plenaria del Congresso.
Per John Locke, il grande pensatore inglese, la tirannia è “l’esercizio del potere oltre la legge”. Quando compare un tiranno, è lui che ha collocato il paese in stato di guerra oltrepassando i limiti del suo potere, cioè, si è “ribellato” (“re-bellare”, proviene dal latino “bellum” che significa guerra).
L’essenza dell’Accordo della Camera di Deputati insomma è l’accusa che il Congresso ha mosso al Presidente Allende che, nonostante fosse stato scelto democraticamente, si era ribellato contro la Costituzione e, pertanto, si era convertito in un “tiranno”.
Venti violazioni ed una chiamata disperata
L’Accordo della Camera di Deputati costituisce un vero “Accordo contro la Tirannia”. Ha 15 articoli e può riassumersi concettualmente nel seguente modo:
a) Un preambolo contenuto negli articoli dall’1 al 4 che enuncia le conosciute condizioni essenziali che devono darsi affinché esista un Stato di Diritto. Contiene un’avvertenza carica di significato (“un governo che si arroghi diritti che il popolo non gli ha concesso incorre in sedizione”), e ricorda che il Presidente Allende non fu scelto grazie alla maggioranza del voto popolare bensì dal Congresso Pieno, “previo accordo intorno ad un Statuto di garanzie democratiche incorporato alla Costituzione Politica”.
b) Venti accuse di violazioni alla Costituzione e alle leggi: un’accusa generica contenuta negli articoli 5 e 6, dieci su violazioni concrete a determinati diritti umani che sono enumerate dentro l’articolo 10, sette su violazioni alla separazione di poteri negli articoli 7, 8 e 9, e finalmente due su azioni di carattere sedizioso negli articoli 11 e 12. Questo elenco ha una struttura simile alla serie di accuse contro re Giorgio III ai tempi della Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti d’America.
c) Una precisione sul ruolo dei ministri militari che il Presidente Allende aveva incluso in posti chiave del suo gabinetto(Art. 13 e 14). Bisogna chiarire subito che lo stesso Presidente Allende aveva aperto le porte della politica ai militare conferendo, un anno prima, a vari generali ed ammiragli i ministeri chiave. Per alcuni mesi conferì perfino l’incarico politico di maggiore importanza e peso, il Ministero dell’Interno, al Comandante in Capo dell’Esercito, il generale Carlos Prats. Nell’agosto del 1973, un ammiraglio era Ministro delle Finanze, un ruolo chiave nella conduzione economica del paese.
d) Una chiamata al Presidente della Repubblica ed ai ministri membri delle Forze armate, Art.15, a mettere “immediatamente termine” a queste gravi violazioni alla Costituzione.
Il 23 agosto un messaggero della Camera consegnò nel palazzo presidenziale denominato “La Moneda” una busta diretta al Primo Mandatario col testo dell’Accordo votato la notte anteriore.
Il giorno dopo, giovedì, 24, il Presidente Allende rendeva pubblica una lettera diretta al paese. Nella quale sosteneva: “L’altro ieri, i deputati di opposizione hanno esortato formalmente le Forze armate e i Carabineros a che assumano una posizione deliberante di fronte al Governo.... Chiedere a Forze armate e Carabineros che portino a termine funzioni di governo al di fuori dell’autorità è competenza politica del Presidente della Repubblica, significa promuovere un colpo di Stato”.
Allende accusò la maggioranza dei deputati di volerlo rimuovere dall’incarico senza un’accusa costituzionale formale, ed aveva ragione. Proprio per quel motivo la Camera realizzò una “chiamata” all’intervento dei ministri militari, ed ovviamente attraverso essi alle Forze armate, perché la strada strettamente giuridica per rimuovere il Presidente era impossibile.
In effetti, la rimozione del Presidente, come previsto dall’articolo 42 della Costituzione promulgata nel 1925, esigeva per allontanare il Presidente i due terzi dei senatori in esercizio. Dato che il Senato si rinnovava parzialmente durante il mandato governativo, era virtualmente impossibile che un Presidente, per impopolare che fosse, perdesse così marcatamente le elezioni parlamentari durante il suo periodo al punto tale da rimanere senza l’appoggio di almeno un terzo dei senatori. Di fatto, l’opposizione al Presidente Allende vinse con una maggioranza assoluta le elezioni parlamentari del marzo del 1973, ottenendo quasi due terzi della Camera di Deputati, ma non la stessa maggioranza al Senato. In sintesi, la Costituzione di 1925 permetteva che un governo la violasse, perfino “sistematicamente” come sostenne un’ampia maggioranza dei deputati di allora, fino a quando quel governo poteva garantire al suo fianco un terzo dei senatori.
È emblematica la confusione su ciò che significa lo Stato di Diritto come dimostra la lettera di risposta di Allende, dato che dichiara che avrebbe insistito sulla sua strada illegale perché “dietro l’espressione ‘Stato di Diritto’ si nasconde una situazione che presuppone un’ingiustizia economica e sociale tra cileni che il nostro paese ha respinto. Pretendono di ignorare che lo Stato di Diritto si realizza solo pienamente nella misura in cui si superino le disuguaglianze di una società capitalista”.
Questa dichiarazione è assonante con quella che aveva dato il suo Ministro di Giustizia il 1° Luglio 1972: “La rivoluzione si manterrà dentro il diritto finché il diritto non pretende di frenare la rivoluzione”.
Le ragioni del testo dell’Accordo sono state spiegate da Claudio Orrego in questa maniera: “Il Presidente della Democrazia Cristiana, senatore Patricio Aylwin, mi raccomandò il compito di preparare il progetto di accordo. Mi sollecitò che parlassi col senatore Juan Hamilton... il quale mi informò che i parlamentari del Partito Nazionale avevano una brutta copia di dichiarazione che poteva risparmiarci molto lavoro. Presi contatto, allora, col senatore Sergio Diez e col deputato Mario Arnello chi mi diedero una copia del suo lavoro. Dopo avere analizzato detto documento, mi sembrò che contenesse molto materiale e che era molto ben fatto.... Una volta finito il lavoro - del quale conservo l’originale – lo trasmisi al senatore Aylwin affinché l’approvasse il Direttivo del PDC. Questi procedette col redigere nuovamente le conclusioni, nella forma in cui furono definitivamente proposte dalla Camera. Lo stesso giorno, il 22 di agosto, in mattinata, rividi il testo definitivo con Patrizio Aylwin e mi diressi al Congresso per presentarlo.... Quella è la relazione vera dell’Accordo voluto dalla Camera dei Deputati. La storia giudicherà la sua importanza e la sua opportunità” (da una lettera spedita a La Segunda il 26 marzo 1980).
Secondo Hermógenes Pérez de Arce, la prima brutta copia dell’Accordo la redasse il giurista Enrique Ortúzar e la rivide il senatore del PN Francisco Bulnes, ma anche lui stesso partecipò ad una riunione in merito al documento. Ciò è coerente con la versione di Orrego che segnala che la redazione finale del testo si basò su un lavoro “molto ben fatto” che gli consegnarono parlamentari del PN. Tutto indica allora che si tratta dello stesso testo, il quale fu arricchito da diverse persone del PN e del PDC alla ricerca di una copia finale che soddisfacesse tutti e così assicurasse la votazione unanime dei deputati di entrambi i partiti.
L’opzione della violenza politica
Come si spiega che un Presidente che arrivò al potere attraverso un’elezione democratica eserciti poi il suo potere contro la stessa Costituzione e le stesse leggi che gli permisero di raggiungere la più alta carica politica della Repubblica? Perché un governo eletto democraticamente considerò necessario incorrere in venti violazioni della Costituzione?
La risposta sta nel fatto che una rivoluzione comunista-socialista che cerca di stabilire quello che la sua stessa dottrina ha denominato “la dittatura del proletariato”, per definizione non si può fare nei limiti della Costituzione e della legge di una repubblica democratica.
Una cosa è per un dirigente marxista trasformarsi in presidente democratico di un paese ottenendo il 36,2 percento della votazione, contando sull’accettazione di un Congresso quando a questo gli corrisponde l’elezione finale, ed un’altra cosa, molto diversa, è acquisire la totalità del potere necessario per abolire la democrazia e stabilire un sistema totalitario. Per ciò si richiedeva una maggioranza opprimente per poter realizzare le modificazioni necessarie alla Carta Fondamentale. Ciò non è mai successo nella storia dell’umanità, perché tutti i regimi hanno raggiunto il potere totale attraverso la violenza.
E’ un errore attribuire la rottura cilena alla poca pazienza di uno dei partiti della sinistra marxista all’interno della coalizione, o ad una riunione sediziosa di alcuni deputati con dei marinai in una nave militare, o perfino ad un discorso delirante in un stadio richiamando alla “insurrezione delle masse”. Questi fatti che sì accaddero, possono essere stati detonanti, ma la causa profonda fu un’ideologia ed una prassi, tanto sistematica quanto implacabile che concepiva la violenza come “la levatrice della storia”.
Sono determinanti per comprendere l’origine della rottura democratica i due accordi ufficiali del Partito Socialista del Cile adottati, all’unanimità, nei suoi Congressi annuali del 1965 e del 1967.
Già nel suo Congresso di Linares (Luglio 1965) il Partito Socialista del Cile che si definiva marxista-leninista, aveva sostenuto la cosa seguente: “La nostra strategia scarta in realtà la via elettorale come metodo per raggiungere il nostro obiettivo di presa del potere.... Il partito ha un obiettivo: per raggiungerlo dovrà usare i metodi ed i mezzi che la lotta rivoluzionaria renda necessari”.
Ma fu nel suo Congresso di Chillán quando la posizione sediziosa raggiunse la sua massima espressione. Ciò ebbe luogo tra il 24 ed il 26 novembre 1967 ed assisterono 115 delegati, e parteciparono anche molti “delegati fraterni” dei governi comunisti dell’URSS, della Germania Orientale, della Romania della Yugoslavia, del partito Baath socialista siriano e del partito socialista dell’Uruguay.
La risoluzione adottata affermava che “la violenza rivoluzionaria è inevitabile e legittima.... Costituisce l’unica via che conduce alla presa del potere politico ed economico, e la sua ulteriore difesa e rinvigorimento. Solo distruggendo l’apparato democratico-militare dello Stato borghese può consolidarsi la rivoluzione socialista.... Le forme pacifiche o legali di lotta non conducono per loro stesse al potere. Il Partito Socialista li considera come strumenti limitati di azione incorporati al processo politico che ci porta alla lotta armata. La politica del fronte dei lavoratori si prolunga e si sente contenuta nella politica dell’Organizzazione Latinoamericana di Solidarietà (OLAS), quella che riflette la nuova dimensione continentale, ed armata, che ha acquisito il processo rivoluzionario latinoamericano” (Julio César Jobet, La Storia del Partito Socialista del Cile, 1997).
L’ideologo del Partito Socialista, e futuro Ministro degli Esteri del Presidente Allende, Clodomiro Almeyda, avanzò osservazioni sul modo in cui sarebbe finito il processo in corso: “La forma fondamentale che in un paese come il Cile possa assumere la fase superiore della lotta politica, quando il processo vigente arrivi a collocare all’ordine del giorno il problema del potere, è imprevedibile in termini assoluti. Io propendo a credere che è più probabile che prenda la forma di una guerra civile rivoluzianaria, alla maniera spagnola, con intervento straniero, ma di corso più rapido ed acuto” (Rivista Punto Final, 22 novembre di 1967).
Val la pena notare che il Partito Socialista era il secondo di maggiore grandezza del paese ed era il principale partito